Articolo di Marcello Mavaglia psichiatra e specialista in tossicodipendenza, che descrive alcune delle caratteristiche fondamentali dei servizi di salute mentale in Italia. L’articolo “intende stimolare un dialogo sia sui lati positivi che negativi, ponendo attenzione ad alcune delle statistiche più salienti che li caratterizzano.  I dati mostrano un quadro abbastanza critico della salute mentale che denota delle sostanziali inefficienze nella continuità dei servizi. Due degli aspetti più critici sono la sostanziale utilizzazione dei servizi ospedalieri e della psicofarmacologia.”

MAD IN ITALY si unisce ora alla “MAD Family” per contribuire alla diffusione di un approccio critico e costruttivo alla salute mentale, che evidenzi i principi spesso trascurati del recovery e del contesto psicosociale importanti e così determinanti per una buona qualità della vita. Siamo molto grati a Robert Whitaker e James Moore per l’incoraggiamento, i preziosi suggerimenti e l’assistenza per quanto riguarda la concettualizzazione, lo sviluppo e il lancio del sito MAD IN ITALY.
Il nostro team è costituito dai seguenti membri in ordine alfabetico: Francesca Bagaglia, psicologa; Laura Guerra, farmacologa; Marcello Maviglia, psichiatra e specialista in tossicodipendenza. I nostri curricula vitae sono disponibili sotto “About”, per coloro che siano interessati.
Anche se le nostre rispettive esperienze di formazione professionale e di vita, in generale, sono alquanto diverse, condividiamo una prospettiva critica e costruttiva, al tempo stesso, per quanto riguarda i problemi della salute mentale. Speriamo sinceramente che questa sia la base per stimolare interventi, pensieri e scambi interessanti e intellettualmente vivaci tra membri, visitatori e collaboratori di MAD IN ITALY.
Fin dall’inizio, sarà chiaro che siamo contrari dalle pesanti limitazioni dell’approccio biologico che domina la psichiatria occidentale e che ha contribuito a marginalizzare la pianificazione degli interventi psicosociali, sposando la nozione erronea che i trattamenti farmacologi per il disagio emotivo siano assolutamente sicuri, affidabili, economicamente vantaggiosi e validati da innegabili evidenze scientifiche (1,2). Nella stessa ottica, crediamo fermamente che le diagnosi in psichiatria non indichino la presenza di una malattia, ma piuttosto il verificarsi di un disagio emotivo, che è tipicamente imregnato di aspetti sociali, culturali e spirituali e quindi richiede una narrativa più ampia ed articolata di quella basata sulla mera regolazione del meccanismo d’azione dei neurotrasmettitori (3).
Inoltre, è fondamentale sottolineare che questa dipendenza dal modello biologico si è sviluppata in un contesto di progressivo e profondo indebolimento del sistema di welfare in tutto il mondo, compresa l’Italia. Ed in realtà, le due tendenze agiscono sinergicamente. Infatti, concentrandosi sul presunto malfunzionamento biologico del cervello, questo modello scoraggia lo sviluppo delle capacità di recovery, di sviluppo e di sostenimento della rete di supporto sociale, così necessaria al processo personale di recovery dal disagio emotivo.
Nella stessa ottica, è discutibile che l’attuale affidamento sulla diagnosi psichiatrica, psicotropi, degenza ospedaliera e trattamento forzato, sia stato promosso e sostenuto dalla sinergia di forze ideologiche e finanziarie che sono allo stesso tempo responsabili dell’indebolimento del ruolo del sistema di previdenza sociale nella promozione della salute e della prevenzione delle malattie (4).
Queste dinamiche hanno creato in tutto il mondo un processo di medicalizzazione dell’esperienza di disagio emotivo per tutte le fasce di età, che viene codificato in sintomi e diagnosi durante l’intervento clinico che propone terapie fortemente condizionate da trattamenti di natura farmacologica (5, 6).
A causa della globalizzazione dei modelli e delle pratiche sanitarie, lo spostamento verso la medicalizzazione del disagio emotivo si è sentito considerevolmente anche in Italia, nel corso degli ultimi trent’anni (7).
In questo contesto è difficile capire se il sistema di salute mentale italiano, che attualmente, come già indicato, si basa per gran parte su trattamenti farmacologici e ospedalieri, abbia acquisito consapevolezza di questa involuzione e di conseguenza stia sviluppando strategie concrete di pianificazione sul territorio, al di là delle retoriche, anche se ben articolate e in buona fede, dei workshop, conferenze e pubblicazioni sul tema. Sfortunatamente, le informazioni attualmente disponibili, non aiutano a sviluppare un quadro chiaro dell’efficienza del sistema della salute mentale nel soddisfare le esigenze della comunità, a causa di lacune legate alla raccolta dei dati, all’analisi dei dati, ai pareri conflittuali e alle opinioni ideologiche che non riguardano solamente il sistema di salute mentale italiano, ma sono, più o meno, comuni alla maggioranza dei sistemi di salute mentale del mondo intero. Anche se negli ultimi quattro decenni dall’attuazione della legge sulla salute mentale numero 180 c’è stata un’espansione dei servizi di salute mentale e un certo sforzo di consolidamento degli interventi a livello ambulatoriale e comunitario, uno sguardo critico ai dati e ai commenti espressi da numerosi gruppi di utenti indica la presenza di lacune problematiche riguardo la continuità del percorso terapeutico, che viene spesso presentato come frammentario, non soddisfacendo così i bisogni degli utenti e soprattutto, non contribuendo a una buona qualità della vita (8, 9). Ampliando il discorso su questi temi, i dati evidenziano in maniera chiara una spiccata prevalenza di trattamenti farmacologici, di ricoveri ospedalieri, dell’utilizzazione di strutture residenziali per trattamenti di lunga durata, del livello insufficente dell’organico negli ambienti ospedalieri, dell’elevata variabilità all’accesso alle cure sanitarie e della qualità delle stesse tra le diverse regioni (8, 9, 10).

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In conclusione, pur comprendendo che risolvere i problemi di qualsiasi sistema di salute mentale sia pressoché impossibile, MAD IN ITALY vuole inserirsi nel contesto di un dialogo costruttivo sui problemi del sistema della salute mentale in Italia, aiutando il lettore ad inquadrare l’esperienza del disagio emotivo in un contesto socio-economico-culturale, con lo scopo di generare dibattiti ed iniziative verso cambiamenti reali. In questa prospettiva, accoglieremo post, articoli, Blogs, feedback e critiche riguardo le efficienze e le fallacità del sistema italiano di salute mentale.

 

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