Lettera aperta del Tavolo Nazionale Asilo al Governo e al Parlamento per l’annullamento del Memorandum Italia – Libia del 2017, rinnovato il 2 novembre e dei precedenti accordi con il Governo libico.

Le oganizzazioni  che hanno sottoscritto il documento hanno richiesto, inoltre, l’immediata evacuazione dei centri di detenzione per migranti, garantendo loro la necessaria assistenza e protezione sotto l’egida della comunità internazionale, l’avvio di un programma efficace di ricerca e salvataggio in mare, a livello nazionale ed europeo e canali di ingresso regolari, in modo che le persone non siano più costrette ad affidarsi ai trafficanti e a rischiare la vita nel tentativo di fuggire dall’inferno libico. La lettera è stata firmata da numerose organizzazioni che aderiscono al Tavolo Nazionale Asilo impegnate in ambito migratorio. Fra queste, la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (S.I.M.M.), il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (C.N.C.A.), A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, Amnesty International, ARCI, l’ Associazione Studi Giuridici sull’ Immigrazione (A.S.G.I.), Avvocato di Strada, Caritas Italiana, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, il Consiglio Italiano per i rifugiati (C.I.R.),  la Comunità di S.Egidio, Emergency, la Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Intersos, Medici Senza Frontiere, Medici per i Diritti Umani, Mèdicins du Monde Missione Italia, Oxfam Italia, Save The Children, Senza Confine.

“Nonostante un testo molto generico” scrive, a riguardo, la S.I.M.M. “il Memorandum è servito soprattutto ad addestrare e fornire mezzi alla cosiddetta Guardia costiera libica (formata da milizie private) per fermare e riportare sulla terraferma libica i migranti imbarcati che tentano di raggiungere le nostre coste e finanziare quelli che il documento chiama «centri di accoglienza» in Libia. Il governo italiano non ha mai comunicato quanti soldi abbia speso per la cosiddetta Guardia costiera libica, né per i centri di detenzione: secondo un calcolo della ong Oxfam sono stati in tutto 150 milioni di euro: 43,5 nel 2017, 51 nel 2018 e 56 nel corso del 2019. A questi fondi vanno aggiunti quelli arrivati dall’Unione Europea, cioè 91,3 milioni per finanziare la Guardia costiera e altri 134,7 milioni per migliorare le condizioni dei migranti. […] La SIMM ritiene inaccettabile essere complici di crimini gravi di diritto internazionale e violazione dei diritti umani.

Il CNCA  ha, invece, ribadito “Le Nazioni Unite, il Consiglio d’Europa e la Commissione europea, nonché la stessa magistratura italiana hanno più volte affermato che la Libia non può in alcun modo essere considerata un Paese sicuro e dunque le persone che tentano di fuggire non possono essere rimandate in quel Paese. Lo vietano il diritto internazionale e la nostra Costituzione.
Le consegne dei migranti soccorsi in mare alle autorità libiche e la delega alla Guardia costiera libica degli interventi di soccorso in mare configurano dei respingimenti di fatto, analoghi a quelli per i quali l’Italia è già stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2012.  Il Governo italiano ha più volte fatto riferimento alla presenza in Libia di organizzazioni internazionali come UNHCR e OIM e di organizzazioni non governative, per sostenere che le tutele previste dal diritto internazionale sono rispettate. Tuttavia, come dichiarato anche da alcune di queste organizzazioni, la loro presenza al momento dello sbarco in Libia e nei centri di detenzione non è in alcun modo sufficiente a garantire neanche un livello minimo di tutela dei diritti umani dei migranti riportati in Libia. L’Italia e l’intera Unione Europea debbono essere consapevoli che stanno attuando dei respingimenti collettivi di persone che fuggono dalla guerra e dalle persecuzioni e che altresì stanno finanziando il sistema dei campi di concentramento in Libia. Tutto ciò richiama le pagine più orribili della storia del ‘900. Fu per evitare per sempre il ritorno di quegli eventi drammatici che nacquero il sistema internazionale di tutela dei diritti umani e il sistema di protezione dei rifugiati, al cui rispetto gli Stati sono vincolati. Crediamo che l’Italia, per la sua storia e per i principi su cui si basa la nostra Costituzione, non possa continuare a cooperare con autorità che attuano o consentono tali sistematiche violazioni dei diritti umani.”

Antonello Ciervo, dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), ha ricordato, inoltre, che l’articolo 80 della Costituzione stabilisce che accordi internazionali di natura politica e che comportano oneri per lo Stato devono essere approvati dal Parlamento: «Ma le Camere non hanno mai ratificato il memorandum. Rinnovarlo – dice il giurista di Asgi – non è solo un atto incosciente, ma illegale e che rischia di essere criminale. Aspettiamo ancora dal governo Conte bis i segnali di discontinuità sulle politiche migratorie. L’unica differenza è che ora il ministro dell’Interno non è costantemente sui social network, ma per il resto i due decreti sicurezza sono ancora in vigore e la nave di una ong ha dovuto attendere 11 giorni in mare prima di sbarcare i naufraghi».

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