Materiali di studio a cura del dott. Alain Goussot, che si sofferma sul pensiero di Franz Fanon, Georges Devereux e Mahfoud Boucebci in riferimento alle tematiche della migrazione e del disagio psichico.

Nel documento lo studioso ribadisce:

“Si può affermare contemporaneamente che non esiste una storia di migrazione eguale all’altra; ogni storia di migrazione è una storia a sé, e che esistono aspetti comuni a tutte le storie di migrazione. In effetti in tutte le storie di migrazione abbiamo a che fare con la scelta della separazione rispetto al contesto familiare, affettivo, sociale e culturale originario; questa scelta provoca una rottura dell’equilibrio presente nella vita della persona che decide di emigrare. Costituisce un momento contraddittorio di sofferenza e di aspettative. L’emigrante è di fronte alla sfida di dover ridefinire il proprio progetto di vita, di delinearne le coordinate nello spazio e il tempo. Deve elaborare il lutto della separazione dal gruppo originario, dai legami costruiti durante l’infanzia e interiorizzati nella sua costruzione psico-affettiva. La partenza, le condizioni nelle quali avviene la partenza, i motivi stessi della scelta dell’emigrare sono importanti perché condizionano tutta la traiettoria del migrante. Traiettoria che non è solo spaziale e geografica ma anche mentale e emotiva. Le aspettative e le condizioni dell’arrivo sono altrettanto importanti; il primo impatto può condizionare tutto il percorso futuro dell’emigrato diventato immigrato nel momento in cui si trova in Italia. Come dice Sayad il passaggio dell’”illusione dell’emigrazione” alla “sofferenza dell’immigrazione” costituisce il passaggio dove si gioca la possibilità del migrante di ridefinirsi come progetto di vita nuova in Italia.”

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